Per una volta voglio fare la persona seria su questo blog. Un blog che poteva avere come ultimo post uno dei miei video poco divertenti, sarebbe stato davvero un peccato. Ma sono ancora qui a scrivere, quindi siete condannati a subire la mia stupidità ancora per un po’. Per un bel po’, spero. Non ora, però, come dicevo, ora sono serio come non mai.
Quest’ultimo anno, anno e mezzo, è stato uno dei più difficili della mia breve vita. Non avevo più la forza di andare avanti, e allora mi sembrava galleggiare in una esistenza sterile, larvale, senza una vera meta da raggiungere. Non mi piaceva quello che facevo, non mi piaceva quello che ero diventato, detestavo il fatto di non reagire a questa situazione come avevo fatto altre volte.
L’ultimo anno di liceo avevo acquisito una grande fiducia in me stesso, che mi ha permesso di affrontare bene il primo anno di università in una facoltà non certo semplice come ingegneria. Da allora sono andato avanti con convinzione, con determinazione, fiero di aver superato alcuni dei miei limiti. Neanche allora ero del tutto soddisfatto, l’università andava bene, ma il resto no. Sentivo la mancanza di qualcuno che fosse capace di starmi vicino e apprezzarmi per quello che ero. Non riuscivo a individuare qualcuno che fosse capace di suonare nella mia stessa tonalità, se posso usare una metafora musicale alquanto brutta. Non cercavo la sintonia, non volevo qualcuno che fosse il mio riflesso, ma piuttosto qualcuno che mi aiutasse a creare un’armonia, che suonasse la sua propria e unica melodia e che questa si accordasse con la mia per creare una sinfonia di suoni tale da far vergognare gli angeli trombettieri della Premiata Banda Municipale del Paradiso. Suona un po’ presuntuoso e ambizioso? Forse, ma io non ho mai cercato le soluzioni semplici e veloci. Ho sempre puntato al massimo, col rischio di cadere fino al punto più basso, certo, ma con l’orgoglio di averci provato. In questo caso avevo fallito, e allora mi ero rifugiato in quello che mi sembrava di fare meglio, studiare. I periodi deprimenti si alternavano con i momenti di esaltazione. Insomma, la classica vita di un ventenne. Fino alla laurea.
Forse il fatto di aver conquistato un obiettivo importante per la mia carriera universitaria mi aveva finalmente aperto gli occhi su quanto, invece, fosse deprimente la mia vita personale. Non completamente, per fortuna avevo intorno amici che vorrei accanto anche in un’altra, eventuale, vita, e che spesso ho trascurato per rifugiarmi in una melanconica solitudine. Ma un ragazzo cerca anche un altro tipo di vicinanza
, non so se sono stato spiegato. Non di quelle usa e getta, non sono certo il tipo io, per evidenti deficienze estetiche e per incapacità morale. Si, lo so, la faccio sempre troppo difficile, ma Francesco è così ed è difficile cambiarlo. E’ stato più facile metterlo da parte a favore di un Frank spensierato e cazzone, cinico e disinteressato, menefreghista e misantropo.
Non rinnego Frank (il simpatico cazzone con la battuta sempre pronta, stronzo al punto giusto, il critico del genere umano), è in parte l’altra faccia di Francesco, ma ha comunque assolto il suo compito: farmi capire che non potevo lasciare in un angolo una fetta così importante e caratteristica di me solo perché incompresa; che Francesco aveva da dare tanto e che non importava che qualcuno lo apprezzasse o meno; che io ero così, strano, un po’ introverso, lento ma fedele nelle amicizie, pensieroso e sognatore, romantico fino allo schifo in amore
, quello che trovava qualcosa di buono in tutti e tutto; e che in fondo sono stato sempre felice di essere ciò.
Qualche settimana fa era cominciato uno scontro titanico tra Francesco e Frank, e io non ero ancora convinto per chi tifare. Poi ho capito che era meglio cercare di mettere insieme questi due lati di me, piuttosto che sceglierne uno, prendendo il meglio da ognuno di essi. Mi serviva solo un motivo, un qualcosa per cui valesse la pena impegnarsi in questo sforzo immane, qualcuno che recuperasse i lati più dimenticati di Francesco.
E come una folgore rischiara la notte è arrivata lei, a tirare fuori il meglio di me. A ricordarmi chi ero e chi e come volevo essere. A disintegrare la roccia di rassegnazione e cinismo che incrostava il mio cuore (Frank non avrebbe mai parlato così
, NdF). A farmi riscoprire la gioia di vivere e di amare. In così poco tempo già non riesco a fare a meno di lei. Sebbene Frank la pensi diversamente, non sono in grado di prevedere il futuro, però so con certezza che è nelle mie mani e che questa è la cosa più bella che sto facendo nella mia vita. Il tempo avrà l’ultima parola, come sempre. Ma gli darò filo da torcere, se pensa di avere la meglio su questa storia.
Però, si vede che non è mio destino che mi vada bene più di una cosa alla volta. Due notti fa questo spiraglio di felicità dopo un periodo grigio stava per concludersi bruscamente. Stava per finire in uno scontro frontale tra due auto. Stava per finire in una macchina distrutta in testacoda e in un ragazzo riverso sul sedile senza vita. Stava per finire. Si dice che in quei momenti ti passa tutta la vita davanti. Non è vero. Non per me. Forse perché avevo ricominciato a vivere veramente solo qualche giorno prima, in quell’attimo in cui credevo di morire mi è passato davanti tutto quello che poteva essere, tutte le infinite strade che si diramavano da un punto preciso nel Tempo. Tutti gli incroci, le deviazioni, le interruzioni, le infinite possibilità. E molte di quelle strade le facevo insieme a lei. Alcune finivano bene, altre male, ma tutte valevano la pena di essere percorse, se solo fossi sopravvisuto.
Sono vivo, sto bene. Poteva andare molto peggio. Me la sono cavata con un bel buco nella gamba e un po’ di punti, con dolori in ogni dove e un terrore che non auguro a nessuno di provare, mai. Ne esco con una voglia di vivere rinnovata, con uno spirito combattivo ritrovato e con un amore ancora più forte. Mi dispiace se qualcuno verrà a sapere quanto è accaduto da questo blog, ma per me è meglio scriverlo una volta per tutte che riviverlo ogni volta che qualcuno mi chiede com’è andata. Con gli altri ci scherzo anche sopra, ma nella solitudine rivivo la paura di quel momento. Non so per quanto ancora sognerò la luce del faro in faccia, il colpo, la macchina che gira su se stessa, i vetri in bocca, l’attesa per il colpo fatale contro qualche albero o qualche palo, la gamba ferita e sanguinante, io che striscio fuori dalla macchina fracassata, il timore di aver ammazzato qualcuno, l’ambulanza, l’ospedale di Casarano. Cazzo, l’ospedale di Casarano non me lo scordo più, che schifo
.
E poi ho questi graffi tra le sopracciglia, che sembrano una iscrizione in caratteri gotici. Il che mi fa pensare che forse sono morto davvero, e il demonio in persona si è presentato da me offrendomi una scelta: morire adesso ed evitarmi le torture della sua casa di riposo, oppure vivere e continuare a stare con lei fino alla fine, e poi però avere un posto prenotato tra le fiamme dell’inferno. E allora io, che so di meritarmelo, l’inferno, avrò deciso di ritornare nel mondo dei vivi, con questo marchio sulla fronte, ma con la possibilità di riprovarci e di continuare quanto di buono sto facendo con lei.
Quindi non preoccupatevi per me. Enzo, potremo ancora impegnarci nella conquista del mondo e nel suo rinnovamento morale. Alessio, potremo ancora fricularci a PES e ridere di Silvio e dei suoi compari. Domenico, potremo ancora soffrire per la nostra Inter davanti al decoder di Alessio
. Giuseppe e Daniele, ci aspettano ancora tante di quelle birre e di quelle cene… Gigi, ti potrò sfottere sulla Cina ancora per molto. A tutti gli altri che leggono questo blog, non vi libererete di me così facilmente!
A lei, invece, quando mi leggerà, dico che abbiamo ancora tanta strada da fare insieme, se lo vorrà.
P.S.: uomini di merda che non siete altri, rendetevi conto che adesso c’è anche una donna che legge questo blog, quindi evitate le battute sconce, vecchi porcelloni, non fatemi fare brutte figure
Sappi solo che ho letto…non è un post in cui si possono lasciare commenti…
A presto